"FeliceMente”
Come sviluppare la propria intelligenza della felicità
per star bene con se stessi e con gli altri
La felicità è di questo mondo.
Bisogna soltanto crearla.
(Paule Salomon)
Comunicato Stampa
"FeliceMente". Come sviluppare l'intelligenza della felicità
Sarà dedicato alla ricerca della felicità il ciclo di incontri organizzato per il 2009 dall'Assessorato alle Pari Opportunità della Provincia di Padova con l'intento di risvegliare l'autostima dei partecipanti e la fiducia nelle loro potenzialità. "FeliceMente", questo il nome del progetto, nasce dalla volontà di proseguire il percorso iniziato con "Il talento delle donne" e "Il carisma delle donne". L'iniziativa è stata presentata questa mattina a palazzo Santo Stefano dall'Assessore alle pari Opportunità della Provincia di Padova Gino Gastaldo, dal Presidente del Consiglio Provinciale e della Commissione consiliare Pari Opportunità Luisa Serato e dalle coordinatrici del progetto Marcolina Sguotti e Silvia Santin.
"FeliceMente" si articola in un ciclo di due conferenze serali in dodici Comuni del territorio provinciale, dopo le quali saranno organizzati incontri a tema per stimolare e approfondire il dibattito e la conoscenza reciproca tra i partecipanti all'iniziativa. Relatrici degli incontri, le due coordinatrici del progetto: Marcolina Sguotti e Silvia Santin, entrambe coach professioniste, e dallo psicologo Filippo Maistrello.
Il tema scelto per il progetto 2009 è una naturale conseguenza delle riflessioni generate dalle conferenze degli anni precedenti. Un tema che ha fatto riflettere in tutti i tempi e tutte le culture, ma che ha assunto il carattere di diritto inalienabile solo con la Dichiarazione di Indipendenza Americana del 1776 e con la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino del 1789 in Francia. Da allora sono stati fatti enormi passi avanti, ma la strada da fare è ancora lunga. "FeliceMente" si propone di indicare una direzione, soprattutto verso quelle "pari opportunità" che costituiscono la base di una società realmente democratica.
Il progetto
Questo progetto nasce dalla volontà di proseguire il percorso iniziato con gli incontri “Il talento delle donne” e “Il carisma delle donne”.
Raccogliendo gli stimoli e l’interesse provenienti dal pubblico, quest’anno proponiamo di affrontare un argomento molto importante, qual è quello della felicità, con la consapevolezza che non è possibile farne un discorso di genere, perché tutti devono avere pari opportunità di accesso a quello che è stato riconosciuto essere un diritto per ogni donna ed ogni uomo. L’idea che la felicità costituisca un argomento di rilevanza fondamentale per l’essere umano risale agli antichi ed è presente in ogni cultura, ma è solo nel 1776, con la Dichiarazione di Indipendenza americana e la Dichiarazione dei Diritti francese, che la “ricerca della felicità” entra a far parte dei diritti naturali ed inalienabili dell’uomo. Sono passati diversi secoli da quando Thomas Jefferson ha dichiarato “Riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono creati uguali, che sono dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, e che tra questi vi sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità”. Ciononostante, in base ai dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità, ogni anno nel mondo circa un milione di persone muore per suicidio e la depressione potrebbe diventare, nel giro di pochi anni, la seconda causa di malattia in tutto il mondo. Questo sta a significare che la diffusione del progresso e del benessere economico non ha coinciso con un esito positivo della ricerca di felicità, come testimonia il cosiddetto “paradosso della felicità in economia”, per il quale, più aumenta il reddito, più si è infelici, dato che la rincorsa di denaro e successo può avvenire a discapito della cura di se stessi e delle relazioni interpersonali significative, che sembrano essere gli elementi principali su cui si basa la stima della nostra felicità.
Il malessere della nostra società è evidente anche dall’aumento di una ricerca di “felicità chimica” attraverso il diffusissimo utilizzo di droghe, alcool e altre sostanze che creano dipendenze patologiche, oppure dall’inseguimento di chimere quali bellezza, potere e status con cui i mass-media cui bombardano.
Le persone che soffrono di infelicità in maniera consistente sono in modo particolare quelle persone che hanno un basso livello di autostima, le quali hanno più familiarità con la sofferenza che con la gioia, non a causa di una scelta ma piuttosto della mancanza di modelli di riferimento positivi. E’ sempre più facile, e meno costoso in termini di energia psicologica, lasciarsi andare alla sensazione di infelicità che non cercare attivamente la propria felicità. “Nessuno può essere felice se non gode della propria stima”, scriveva Rousseau. Queste persone non hanno imparato a sviluppare una capacità che ognuno di noi possiede e che vogliamo chiamare “intelligenza della felicità”, che consiste nel decidere di essere felici, coltivando e costruendo a poco a poco, nel corso del tempo, la propria felicità, stando attenti a non farla dipendere da fattori esterni o che non sono sotto il nostro controllo.
Esistono dei fattori specifici al genere umano per cui siamo più propensi ad avere un umore negativo: l’evoluzione ha favorito in noi l’esistenza di una grande quantità di emozioni negative, che hanno la funzione di aumentare le possibilità di sopravvivenza della specie. Così, l’ansia rende più vigili rispetto ai problemi, la natura favorisce la fuga o la lotta, la collera intimidisce gli avversari o i rivali, la tristezza suscita compassione e crea solidarietà di gruppo, ecc. Tuttavia, come afferma Christofe André, “se la natura si è preoccupata della nostra sopravvivenza, non si è affatto occupata della qualità della nostra vita. Lo spettro delle emozioni e degli umori positivi è assai più ristretto, più labile, di difficile accesso. Sentirsi bene è in qualche modo un lusso che l’evoluzione, che si interessa solo della sopravvivenza della specie e non delle comodità dei singoli, non aveva previsto per noi.”
E’ per questo motivo che è importante “lavorare” per essere felici, perché gli studi dimostrano che, con opportune strategie, anche le persone che in partenza non erano molto “dotate per la felicità” hanno potuto accedere a poco a poco al loro benessere emotivo, recuperando la capacità di essere felici.
In tutti i casi c’è possibilità di migliorare il proprio livello di felicità, ed il margine di manovra per rendersi più felici è veramente notevole, a quattro condizioni:
· capire che non si è destinati ad essere infelici
· essere consapevoli del fatto che la felicità è qualcosa che si costruisce
· sapere come agire
· e soprattutto… agire!
Nel corso degli incontri, andremo ad argomentare i primi tre punti, motivando i partecipanti ad attuare quella che è il passo più importante, ovvero il quarto.
L’argomento sarà sviluppato attorno a quelle che sono le due dimensioni base della felicità, una volta soddisfatta la dimensione biologica che è quella relativa ai bisogni fisiologici dell’uomo:
- la dimensione psicologica o dell’autostima che obbedisce al bisogno di realizzarsi. E’ difficile sentirsi felici senza un minimo di autostima e, come è facile intuire, questa dimensione della personalità è di importanza capitale per accedere alla felicità. Valorizzare le proprie risorse e potenzialità porta ad accettarsi e a realizzarsi con più sicurezza anche in ambito professionale. Tuttavia, non è possibile cercare la felicità solamente attraverso questa prospettiva senza cadere nell’individualismo.
- La dimensione sociale o relazionale che è determinante per la felicità, proprio perché non si può essere felici da soli. Tutte le popolazioni del mondo concordano sul fatto che per una vita felice è indispensabile avere rapporti umani gratificanti. A questo proposito, lo psicologo Daniel Gilbert, direttore di un laboratorio in cui si studia la felicità umana, indica nella “solitudine affettiva” la forma di povertà più incoercibile e la fonte più acuta di infelicità umana. La qualità della vita coincide con la qualità delle proprie relazioni e, oltre che dal punto di vista personale, la costruzione di una rete di contatti interpersonali di qualità è importante anche perché offre maggiori possibilità di miglioramento in ambito professionale. Oltre alle conferenze, il progetto prevede la realizzazione di alcuni eventi/occasioni di ritrovo successive proprio per stimolare la reciproca conoscenza dei partecipanti e dar loro la possibilità di ampliare il proprio network di contatti con persone che hanno interessi comuni.
La felicità è un’esigenza profonda per ogni persona e molte ricerche hanno evidenziato come una persona felice migliora il suo stato di salute psicofisica, ha maggiore resistenza allo stress, gode di una migliore qualità delle relazioni e riesce ad avere maggiore rendimento nello studio e nel lavoro. E questo benessere non apporta benefici soltanto personali, ma anche alle persone che vivono vicine a chi è felice. Ecco perché è utile per ognuno consacrare buona parte dei propri sforzi e della propria intelligenza alla felicità. Perché la felicità è intelligente.
Relatori
MARCOLINA SGUOTTI
Laureata a Milano in Relazioni Pubbliche, ha collaborato per sette anni con l’Istituto di Scienze dell’Uomo e dell’Ambiente dell’Università IULM a Milano in qualità di docente e ricercatrice di sociologia.
Coach professionista, membro FIC (Federazione Italiana Coach), attualmente svolge attività di coaching e formazione per enti, organizzazioni e privati.
SILVIA SANTIN
Laureata in Scienze della Formazione e con un Master in “Gestione delle Risorse Umane”.
Ha collaborato in qualità di docente per conto di enti e di società di formazione sull’intero territorio nazionale.
Coach professionista, membro FIC (Federazione Italiana Coach) attualmente svolge attività di coaching, formazione e consulenza nell’ambito dello sviluppo risorse umane presso enti, aziende e studi professionali.
FILIPPO MAISTRELLO
Laureato in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni a Padova, ha frequentato un Master in Selezione del Personale ed uno in Psicologia dello Sport.
Ha collaborato con diverse aziende in qualità di consulente per la progettazione, realizzazione e conduzione di interventi formativi. Attualmente si occupa di formazione e selezione del personale all’interno di una società che opera in esclusiva per la Volkswagen Italia.